L'Immaginario medievale



Cattedrale di Bitonto (Bari, Puglia): capitello della cripta con leoncentauro e stipite del portale centrale con sirena.

L' immaginario medievale è composto da creature vere e fantastiche . Conoscerle e riconoscerle comporta un viaggio incredibile in un giocoforza continuo fra meraviglie e inganni, fra irrazionale e razionale. Come sappiamo la Chiesa, con in prima linea Sant' Agostino e tutti i teologi che ne seguirono le orme, fu impegnata in una strenua lotta finalizzata ad eliminare qualsiasi residuo di paganesimo, di superstizione e di irrazionalità.
Sant'agostino scriveva che i mostri erano quelle creature che andavano contro natura , "contro la consuetudine" perchè non contemplate nella creazione divina. Inutile dire che Roma cercò in ogni modo di chiudere le porte a quel "qualsiasi cosa contro natura" con sforzi incredibili resi ancor più ardui a partire dal XII secolo a causa della diffisione della nuova cultura aristocratica e profana che raccolse l'eredità pagana della metamorfosi legata alla tradizione di Ovidio.
Sant'Agostino richiamava alla razionalità ma questo suo invito cozzava con il pensiero dell'uomo comune per il quale un mondo di sogni, di visioni e di strane creature costituiva un quid di altrettanto reale alla stregua di quello terreno. Infatti, ora sappiamo che i pensieri e le immagini che popolavano la vita del semplice uomo medievale erano un quid di vivido che può essere letto solo come metafora attraverso cui realizzare il modo in cui il semplice cittadino medievale interpretava il mondo terreno e ultraterreno.Per sconfiggere il nemico pagano e sdradicare questo universo così complesso della mentalità comune, rimaneva solo una strategia. 
Alla Chiesa non restò che impugnare tutta una collaudata tradizione allegorica che affondava le radici nello studio meticoloso della mitologia greco-latina. Ai dotti teologi lo sforzo costante di razionalizzare il soprannaturale pagano nel naturale cristiano, dandogli un nuovo significato, risemantizzandolo : accanto quindi all'immagine del generoso pellicano che nutre i figli col suo sangue , Cristo fu simboleggiato per rigore dalla ferocia dell'unicorno. Creature come la sirena o il centauro, così ibridi, rappresentarono allegoricamente i lati più subdoli e lussuriosi della donna e dell'uomo e la loro iconografia diventò per il semplice cittadino monito di riflessione al fine del buon comportamento.


L' Aspide


Aspide, particolare dello stipite del portale centrale della Cattedrale di Bitonto. La creatura con testa coronata e ali membranose, risulta bipede ed alata, con una coda a doppio giro, dai denti lunghi e serrati in uno spasimo infinito.


L'aspide è un piccolo drago . Pur appartenendo al regno degli animali striscianti, esso è talvolta quadrupede, talvolta bipede, talvolta apodo. Onorio di Autun (1080 –1154) monaco cristiano,teologo e filosofo tedesco, avverte che l'unico mezzo per catturare l’aspide è il canto, verso il quale tuttavia l'animale è molto guardingo al punto tale da rendersi sordo per evitarne i magici influssi. I teologi medievali hanno visto nell'aspide il peccatore che tappa le sue orecchie alle parole della vita. Simboleggia colui che rifiuta di praticare e ascoltare la parola di Dio.



Il cane

Cani ( 1195-1200 ca).
Nei due registri superiori dell'immagine, il cane con un pezzo di carne in bocca , vedendone il riflesso nell’acqua, lo abbandona nel tentativo di impossessarsene.


Animale prediletto dai guerrieri e cacciatori ( sia romani che germani) , ricercato dal XVI secolo come animale da compagnia, il cane acquista popolarità con il passare dei secoli. Sulla simbologia ad esso legata , sia gli autori dell'antichità che i Padri della Chiesa sono prolissi nel bene ( poiché animale intelligente, affettuoso , coraggioso) e nel male ( in quanto essere impuro, sporco, grossolano, lubrico, ingrato) . Infatti, del fedele compagno dell'uomo, molti dotti ne hanno fatto il simbolo dell’uomo peccatore e recidivo, lussurioso, rabbioso. Ma accanto a questi difetti, il cane è anche un animale virtuoso: nel 1372 , Jean Corbechon (cappellano di re Carlo V e traduttore su sua richiesta dell’enciclopedia di Bartolomeo Anglico, De proprietatibus rerum («Sulle proprietà delle cose») , ne rivaluta la figura per memoria, intelligenza, ardimento, fine odorato e soprattutto fedeltà. Il cane protegge, custodisce. Il cane ama il suo padrone e lo piange, spesso lasciandosi andare per il dolore come il fedele compagno a quattro zampe di Giasone. La simbologia dunque del cane è in conclusione ambivalente: tendenzialmente negativa nell’ alto Medioevo, più positiva in età moderna.



Il Caprone 

Particolare della Discesa al Limbo, Andrea di Bonaiuto, affresco, 1365-68 Cappella Spagnuolo, Santa Maria Novella, Firenze, Italia.


"...Mi apparve ai piedi del letto una figura di omiciattolo dall'aspetto tenebroso. Per quanto mi fu possibile distinguere, aveva modesta statura, collo esile, volto smunto, occhi nerissimi, fronte increspata da rughe, naso schiacciato, bocca sporgente, labbra gonfie, mento stretto e affilato, barba caprina, orecchie irsute e a punta, capelli ritti e scarmigliati, dentatura canina, cranio allungato, petto sporgente, dorso a gobba, natiche che si scuotevano, panni sudici; era affamato e con tutto il corpo in agitazione..."

Così Rodolfo il Glabro, monaco e cronista medievale , descriveva la terrificante visione demoniaca di cui era stato spettatore : quella di un ospite grottesco e ferino , incarnazione del male che trova la sua rappresentazione nell'immaginario medievale nella figura del capro. Sebbene nell'antico culto ebraico il caprone avesse un ruolo positivo, come la vittima scelta per espiare i peccati del popolo d'Israele, sin dal primitivo cristianesimo il suo ruolo assume connotazioni marcatamente demoniache. Infatti, "da adulto, quando è assalito dai desideri della carne che gli danno una carica irrefrenabile e impetuosa, il caprone suda, spandendo un odore nauseabondo col quale insozza tutto ciò che lo circonda. È l'immagine dell'uomo che si abbandona ai vizi piú degradanti, che rendono appariscente la sua depravazione anche nei tratti esteriori tanto da rendere palpabile il vizio" (Moretti, 1999) . Insomma un essere che incarna appieno "lascivos et inquietos sensus" secondo Origene, teologo e scrittore cristiano, il più adatto per rappresentare Satana,l'incarnazione assoluta del male.



Il gatto

Gatto che fa la posta a una preda (1300-20 ca).


Il gatto è un animale che ha generato ab antiquo alterne simpatie. Nel Medioevo, ad esempio, veniva generalmente inteso come animale di Satana, come creatura crudele e scaltra al pari del leopardo. Al gatto si attribuiva la facoltà di prevedere il futuro. E' un essere ipocrita e vive di notte come le creature infernali . Come infatti scrive M. Pastoureau "insieme al caprone, il gatto è la stella del bestiario degli stregoni, peraltro ricco di numerose creature: animali notturni, come lui, bestie dalle piume o dal mantello neri (il corvo, il gallo, il cane), animali viscidi (il rospo, il serpente), creature ibride (il basilisco, il drago, il satiro)". Fino al XIV secolo, il gatto suscita diffidenza soprattutto quando è nero, rosso, tigrato o maculato. Il più apprezzato sembra essere il gatto grigio. Altri autori , tuttavia, attribuiscono al gatto un certo numero di virtù. Anche se evita l’acqua, è un animale pulito che nasconde sotto terra i suoi escrementi. In particolare la gatta , seppur capricciosa e da taluni incline al cannibalismo, è una buona madre in quanto ama i suoi gattini, se ne prende cura, li difende dai predatori. In generale, bisognerà attendere la fine del Medioevo perché i gatti comincino davvero ad essere guardati con l'affetto che meritano , diventando gli animali domestici che conosciamo.



Il Grifone


Alessandro in volo tra due grifoni, mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto ( Puglia, Italia), terzo quarto del XII secolo.


Presente nella letteratura antica, il grifone ha origine pagana, reinterpretata dai ministri della tradizione cristiana. In piena età medievale la figura del grifone, dal corpo di leone e la testa d’aquila, viene rispolverata dai testi antichi. Interessante la leggenda dei grifoni che portano in cielo Alessandro il Grande. L’ascensione di Alessandro rappresentata nel XII secolo soprattutto nelle chiese di Bari, Bitonto, Monte S. Angelo, Trani, Otranto, e Taranto, simboleggiava il volo dell’anima verso Dio.



La Sirena


Una sirena sul fondo del mare (1230 ca.)



La lussuria femminile è un luogo comune del Medioevo. Per Bernardo di Chiaravalle la donna è uno strumento del demonio , una sirena che seduce "con allettamenti mondani". Infatti, con la bellezza del corpo, le sirene seducono i marinai , rivelando in seguito la loro natura mostruosa e omicida . Anche il poeta duecentesco Richard de Fournival, nel suo Bestiaire d ‘Amours , paragona ad una sirena la sua donna dalla quale ci si può difendere solo distogliendo lo sguardo. La sirena, creatura degli abissi , incantratrice di marinai , esploratori e navigatori come Ulisse , al pari della sua versione alata di classica memoria, è calzante per la raffigurazione femminile in quanto racchiude tutti quei difetti quali la caducità fisica, la lussuria o la fragilità morale attribuiti nel Medioevo alle donne dalla maggior parte degli autori monastici. Dunque, secondo quell'iter definito mutatio moralis che interessò il nutrito immaginario medievale composto da creature leggendarie e fantastiche, residui di antica e barbarica eredità, si provvide alla risemantizzazione in senso allegorico di ciò che Sant'Agostino definiva "contro natura", trasformando le immagini soprannaturali in moniti morali dal preciso fine educativo. Nella figura ibrida della sirena , che possiamo ad esempio ammirare nelle decorazioni scultoree della Cattadrale di Bitonto ( provincia di Bari ) o in quelle musive della Cattedrale di Otranto ( provincia di Lecce ) , sono sintetizzate allegoricamente le caratteristiche della donna intesa come creatura gentile e al tempo stesso fatale, ingannevole. Il fine era solo uno: condurre alla riflessione per trasformare la natura della donna da "Eva" peccatrice a una pia creatura degna dell'esempio della Vergine.



Bibliografia:


G. Duby, M. Perrot , Storia delle donne in Occidente: Il Medioevo, a cura di C. Klapisch Zuber, Laterza, 2005; F. Moretti, Specchio del mondo. I ‘Bestiari fantastici’ delle cattedrali. La cattedrale di Bitonto, pref. di F. Cardini, ed. Schena, Fasano 1995 (da cui sono tratte le immagini di questa pagina).
F. Moretti, Messaggi e simboli del bestiario medievale, in Bitonto e la Puglia tra Tardoantico e Regno normanno, Atti del Convegno di Studi, Bari 1999;
J. Le Goff , L'Immaginario medievale, Laterza, 2011 ;M. Pastoureau , Bestiari del Medioevo ,Einaudi, 2012. M. Pastoureau , Bestiari del Medioevo ,Einaudi, 2012.


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