Gilles de Rais: un serial killer medievale

 Chi non conosce la storia di Barbablù?
La fiaba fu trascritta da Charles Perrault  nel  XVII secolo e comparve per la prima volta nei Racconti di mamma Oca nel 1697. La favola, dal chiaro intento pedagogico, narrava la storia di un " uomo, che avea belle case e belle ville, vasellame d’oro e d’argento, mobili ricamati, carrozze tutte dorate " ma che " per disgrazia avea la barba blu e ciò lo rendeva così brutto e terribile, che non c’era donna o ragazza che non scappasse a vederlo". Un uomo che , nonostante l'aspetto poco rassicurante , riesce a dimostrare inizialmente gentilezza e tale disponibilità da irretire la figlia della ricca vicina e prenderla in moglie. Nonostante le raccomandazioni da parte del marito, sarà la curiosità di costei a scoprirne il macabro segreto ( i cadaveri delle spose precedenti stipati in una stanza) scatenandone tutta la ferocia, fortunatamente annientata a morte dai tre fratelli della povera donna. Da grande fan delle favole, non posso che essere d'accordo con quanto espresso dallo studioso di arti e tradizioni popolari Jean Cuisenier che, nel suo Manuale, parlando delle società in cui prevale la scrittura sulla trasmissione orale del sapere, esamina l'importanza delle favole , delle loro fonti ( popolari e colte ) del processo di "svecchiamento" spesso riservatogli ma soprattutto del messaggio , della morale che recano seco. Al di là del monito dell'autore di non farsi guidare dalla curiosità, nello specifico, la storia di Barbablù pone una profonda riflessione sul modus operandi di questo brutale signorotto uxoricida che oggi chiameremo serial killer ( infatti quello di Barbablù divenne il soprannome di reali assassini seriali, come Henri Landru)



Barbablù consegna la chiave alla moglie 
illustrazione di Gustave Doré (1862)



Abbiamo parlato in precedenza di un cavaliere cristiano, un crociato senza macchia, Jean de Joinville. Oggi parleremo di un altro personaggio, non crociato ma ugualmente cavaliere. Un altro francese che servì la sua nazione durante la Guerra dei Cent'anni combattendo al fianco dell'amica Giovanna d'Arco. Parliamo di Gilles de Rais vissuto in Francia nella prima metà del Quattrocento.
Erede di una fortuna colossale, esteta e collezionista, eroe della presa di Orléans , salì agli onori della cronaca non solo per il suo contributo militare ma anche per la brutalità con cui dal 1432 al 1440 uccise o fece uccidere, dopo averne abusato, centinaia di bambini e di ragazzi dai sette ai diciott'anni e che, dopo una clamorosa conversione, morì da santo. Un vero e proprio serial killer medievale ( per la sua epoca reo di stregoneria) che tradusse , con un anticipo di quattrocento anni, le più perverse fantasie del marchese di Sade. Un uomo le cui contraddizioni ed enigmi affascinarono molti scrittori, a partire da Georges Bataille, che tradusse gli atti originali del processo.
Sul finire del XIX secolo, fu l'abate 
Eugène Bossard a indagare per primo su questo personaggio , recandosi nelle terre che una volta componevano i suoi possedimenti, cercando di scinderne la figura storica dal conte fiabesco. Infatti, il ricordo del sanguinario de Rais era così vivo in quelle lande da farlo arbitrariamente identificare con  Barbablù ( che secondo alcuni studiosi, come Michelet, avrebbe invece  origine bretone). Come infatti ben sintetizzato da E. Ferrero nell'opera dedicata alla figura storica del barone di Rais, la vita aveva attuato la leggenda, dandole il carisma di una profezia sinistra e puntualmente avverata : l'istinto popolare aveva realizzato un'equazione sorprendente per il suo acume interpretativo, per la sicura aderenza tra reale e fantastico.




Ritratto di fantasia di Gilles barone di Rais, opera di Éloi Firmin Féron,
olio su tela, 1835 (Reggia di Versailles, Francia)
 





La violenza di Gilles de Rais è la violenza della sua epoca. 

Con l'aprirsi del Quattrocento,  la Francia vive la crisi più drammatica della sua storia che, dallo scardinamento del sistema feudale porterà alla nascita del moderno stato centralizzato, il primo regno d'Europa. Quando Carlo V morì nel 1380, suo figlio Carlo VI aveva dodici anni. La tutela del giovane sovrano fu affidata ai suoi zii, i duchi di Berry, d'Anjou, di Borgogna e di Borbone il cui rapporto burrascoso, nato dai diversi interessi, causò quell'instabilità politica che segnerà la Francia nel mezzo secolo successivo.Sia Carlo che sua moglie Isabella di Baviera non furono sovrani modello. Lui, soprannominato il re folle si sporcava addosso e per farlo cambiare non si trovò altro modo che farlo terrorrizzare da quattro uomini vestiti da diavoli.
Il sovrano infatti rifiutava l'acqua e sosteneva di chiamarsi 
Georges le Blessé. Monaci ed esorcisti brancolavano nel buio perchè non avevano minimamente idea di come scacciare i demoni che lo tormentavano. Solo la cognata Valentina Visconti riusciva a placarlo con i tarocchi multicolori miniati da Jacquemin Gringonneur.
La moglie, Isabella di Baviera era scura di pelle e di capelli, aveva un naso prominente ed aveva il piccio facile. Viziata, egoista ed avida come la più capricciosa e fastidiosa delle mocciose, si preoccupava solo di accumulare ricchezze, di circondarsi di cose belle e maestose, di far festa e di sperperare il denaro nell'eccesso più grottesco e assoluto. Carlo ed Isabella ebbero undici figli. Morti i primi tre delfini, il 18 dicembre 1415 , salì al trono il loro undicesimo , un altro Carlo , conte di Ponthieu, col titolo di Carlo VII detto il Vittorioso o il Ben Servito . Sin dal 1413 Carlo era stato posto sotto la tutela di Jolanda d Aragona, una donna dotata di eccezionale energia e senso politico. Jolanda associò Carlo ai suoi cinque figli , promettendolo alla sua secondogenita  Maria d'Angiò. Costoro sono solo l'apice di una società sia laica che religiosa che da Occidente all'Oriente si dimostrò lunatica, sadica e raffinata, libidinosa e crudele, materialista e superstiziosa , oscillante tra il misticismo e l'adorazione dei demoni. Quella di Gilles de Rais fu quindi una società capace di attuare piccole e grandi atrocità , come quelle di una guerra combattuta con il cannone e l'arco a lunga portata, conflitto che frutta soldi a danni di terzi, specie i più deboli . Nascono nuovi violenti : i brigand (da briganriine, casacca soldatesca rinforzata da strisce di cuoio o lamine in ferro) e l' écorcheur ( lo scorticatore ) ovvero ogni armato al cui passaggio ogni contadino veniva spellato vivo. Era una società che viveva con il terrore ricorrente della peste e delle carestie in cui l'annullamento di ogni ordine produttivo e sociale aprì le porte ad un sensibile incremento delle malattie mentali1Anche l'arte e la pietà religiosa riflettono l'angoscia e lo smarrimento di quest'epoca: aumenta il tema figurativo della sepoltura di Cristo in cui si sottolinea la sofferenza del corteo funebre composto dalla Vergine e dagli apostoli. Una sofferenza che incarna quella dell'uomo contemporaneo. Il Cristo sulla croce non è più il Cristo trionfante del XII secolo ma un cadavere solcato della tortura e dalla morte. L'arte funeraria assume grande rilievo e il tema della danza macabra , ispirata dalle tragedie della guerra, della fame e della peste, viene largamente utilizzato.
In un contesto simile, in una Francia simile, dilaniata da tanti problemi e, in primis una guerra centenaria con l'Inghilterra , un personaggio come Gilles de Rais fu chiamato a gran voce. Ci voleva la sua forza militare e la solidità delle sue finanze per sbaragliare l'odiato nemico. Gilles doveva la sua fortuna agli intrighi politici, ai matrimoni d'affari, alla rapacità dei più forti che, nella sua famiglia, lo avevano preceduto: i parenti paterni , i Laval-Montmorency, quelli materni in primis il nonno Jean de Craon e infine quella dei Rais ( estinta nel 1407 ). Gilles apprezzava la cultura specialmente il lato oscuro della antica romanità, dei suoi imperatori segnati dai vizi e dalle stravaganze. Il mestiere del cavaliere gli insegnò ad uccidere scientificamente e con estrema lucidità come accade ad Orleans, dove trionfò in nome della Francia e del suo re.


Le rovine del castello di Champtocé, uno dei possedimenti di Gilles de Rais




Ma quella dell'eroe nazionale era una maschera : il suo vero volto era quello del mostro. Gli atti del processo che portarono alla sua condanna, pullulano delle denunce e delle  testimonianze dei genitori e dei parenti dei fanciulli dispersi...Guarda caso, proprio  dopo esser stati chiamati a lavorare al palazzo del barone  o avvicinati dai suoi  servi come i fedelissimi Sillé, Griart, o Poitou . Sarà proprio costui a descrivere il macabro rituale del padrone e la violenza destinata alle povere vittime. Essendo ragazzi del popolo, era facile irretirli con la prospettiva di un buon lavoro al castello dove trovavano una accoglienza coi fiocchi e dove, dopo cene lussuose ed esagerate, venivano crudelmente uccisi secondo un rituale via via perfezionato dal mostruoso padrone di casa , incline a pulsioni orribili, ad abusi sessuali e torture sempre più efferate. Placata la furia omicida del barone, gestita dallo stesso con una sorta di vanità, toccava ai servi rimettere tutto a posto, pulire, incenerire prima gli abiti e poi le spoglie delle povere vittime e, una volta esaurita la fiamma, raccoglierne le ceneri per gettarle nelle latrine, nei fossati o in altri nascondigli. 

Piccola e indispensabile precisazione.
Oggi , sui serial killer vi è tutta una letteratura e un ciclo di studi che ne approfondiscono vita,  funzionamento intellettivo, contesto di provenienza ovvero le famose "famiglie multiproblematiche" ( genitori assenti , poca coesione familiare, estremo abuso della forza e della violenza, anche sessuale, nell'educazione della prole) . Figli violenti di genitori assenti, incapaci , inetti o altrettanto veementi degni di quella che ai nostri tempi vien definita pedagogia nera . Gli assassini seriali vivono la loro esistenza in una angoscia continua. E' importante dir questo per capirne la mentalità criminale. Consideriamo insieme che costoro, partendo già svantaggiati dalla difficoltà di instaurare rapporti sani con il prossimo, non riescono a prescindere ad allarciarne di lineari. Nell'infanzia di molti di loro, sono stati riscontrati atti di piccola e grande crudeltà verso persone o animali. Il futuro serial killer è ossessionato dal sangue, dal fuoco e dalla morte e alla fine viene spinto ad uccidere perchè vede nelle sue vittime l'origine dei mali che ne angosciano l'animo. Infatti, uccidere per tal categoria di assassini è un sollievo momentaneo al quale, subito dopo, succede una crisi di angoscia che ne riaccende il desiderio. Seppur alla base la dinamica dell'uccidere sia determinata da una casistica di cause ridondanti (infanzia difficile e violenza domestica, disturbi relazionali , dissociazione della personalità , mancato equilibrio psicofisico e sessuale, incapacità di adattarsi alla società, etc.), il modus operandi che adottano è personale e peculiare. Nel caso del nostro signore di Rais, tacciato di stregoneria secondo le catalogazioni giudiziarie e mentali della sua epoca, se fosse stato processato oggi , sarebbe di sicuro rientrato nel gruppo di questi omicidi.  
Inoltre, la sua dinamica criminale, legandosi all'abuso sessuale e alla tortura prima dell'assassinio , ha caratteristiche ancor più particolari. Il problema dei rapporti tra sessualità ed omicidio è indubbiamente complesso in quanto riflette una molteplicità di fattori scatenanti consci ed inconsci, che coinvolgono funzioni istintuali, erotiche ed affettive, esprimendosi in condotte complesse che ben difficilmente possono essere delimitate solo all'ambito della mera sessualità. Una volta si parlava di deviazioni sessuali, oggi, in psichiatria si parla di parafilia . L'uccidere , conforta ed esalta questi soggetti , infatti quando alcune forme di angoscia infantile tornano alla luce nella vita adulta, un mezzo per riuscire ad avere ragione della crisi, è il rafforzamento dei sistemi primitivi di "libidinizzazione" e questo dà luogo al sorgere della perversione (Glover, 1956). 
Gilles de Rais, rampollo di una famiglia rapace in una Francia rapace, figlio della sua epoca così violenta e crudele, forte del suo rango, dimostra di averne ereditato la tensione che si esprime in sfaccettature tipiche dell'omicida seriale: feticismo, sadismo , uso della tortura e pedofilia. Come abbiamo visto, in quella breve schematizzazione ricostruita tramite le confessioni dei suoi servi, il barone pianificava le sue mosse, inviando i servi nelle sue terre col compito di scegliere per lui le vittime ( preferibilmente fanciulli) tra i figli dei più poveri. La dinamica poi , era quella: irretiti con compiti fasulli o false promesse, i malcapitati approdavano al castello e poi, dopo l'illusione di un banchetto sontuoso o di una patina di gentilezza, venivano brutalmente uccisi in un "rituale" via via perfezionato e organizzato ( compresa eliminazione delle spoglie dei poveri fanciulli) che ne rappresentava la "firma" dell'assassino. 

Per molto tempo il sadico barone operò impunemente fino a quando le sparizioni di fanciulli ( e talvolta fanciulle) diventarono sempre più palesi e lampanti. Del suo castello e dei suoi servi il popolo iniziò a temere, intimando ai figli di star chiusi in casa. Ma non fu tanto questo il motivo che lo portò ad essere accusato dei suoi crimini. Al suo servizio, tra i vari francesi, vi era un toscano, Francesco Prelati, un ex frate, spogliato dei suoi voti, esperto di alchimia , di stregoneria. Era una figura avulsa alla comunità perchè stregone, perchè a monte italiano e quindi mal considerato a prescindere. Fu lui ad attirare i sospetti principali da parte dell'Inquisizione che si risolse nell'aprire il processo. Si raccolsero infinite testimonianze di sparizioni, si interrogarono i servi del barone e , facendo un conto, si realizzò che in soli otto anni, dal 1432 al 1440 , aveva ucciso circa 140 bambini. Si parlava in precedenza di vanità, di ostentazione nell'uccidere. Oggi giorno gli assassini seriali sono caratterizzati da queste qualità , all'epoca, la vanità di Gilles de Rais si concretizzò in termini religiosi, nel suo modo clamoroso e plateale di pentirsi. Accusato di apostasia , invocazione demoniaca, sodomia e sacrilegio. poco prima di essere impiccato assieme ai servi Griart e Poitou, il barone di Rais parlò alla folla, ammettendo i suoi crimini arrivando a commuovere i presenti che si misero tutti in ginocchio , ottenendo l'assoluzione, morendo in bellezza , da gran signore il 26 ottobre del 1440.



1"Non a caso nel 1375 era stato aperto ad Amburgo il primo asilo per alienati e in Spagna, a partire dal 1412, gli alienati sono ospitati in ospedali riservati esclusivamente a loro. Nell'organizzazione della pubblica « carità », il pazzo prendeva silenziosamente il posto che nei dieci secoli precedenti aveva occupato il lebbroso " . E. Ferrero , Gilles de Rais. Delitti e castighi di Barbablù, Ed. Arnoldo Mondadori, 1975





Bibliografia:
A. Miller, L'infanzia rimossa, Bordingheri Editore, Torino 1987.
A. Barbero su Gilles de Rais , episodio della rubrica Dietro le quinte della storia andata in onda durante la stagione 2014 di Superquark.
G. Canepa, M. Lagazzi, (a cura di), I delitti sessuali, Cap. II, Ponti, G., Merzagora, I., Cedam, Padova 1988, p. 31
E.Ferrero, Gilles de Rais. Delitti e castighi di Barbablù, Ed. Arnoldo Mondadori, 1975
G. Pallanca, Educazione e psicanalisi, Raffaello Cortina Editore, Milano 1984
M. Garbesi,I Serial Killers, ed. Theoria, Roma-Napoli, 1997
M.Soriano, Le contes de Perrault, Paris, Gallimard, 1968
J. Cuisenier, Manuale di tradizioni popolari, Booklet Milano, 1999
M.Malagoli Togliatti, L. Rocchietta Tofani, Famiglie Multiproblematiche, NIS, Roma 1975, p. 35
S. Glover, Perversioni Sessuali, Feltrinelli, Milano, 1956, pp. 35-36.
S. Bourgoin, Serial Killers, (trad. it.La follia dei mostri), Sperling & Kupfer, Milano 1993 

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