La vera pittura dell'Eternità



Roma, pavimento cosmatesco di San Benedetto in Piscinula



Per la sua resistenza al tempo, il Ghirlandaio definì questa tecnica "la vera pittura dell'eternità" .
Potremmo definirlo un “tappeto in pietra” composto da piccoli elementi per costituire una superficie decorata. Come nell'Antichità, anche nel Medioevo il mosaico era il risultato dell'accostamento di tessere, ovvero piccoli frammenti di marmo, pietra e pasta vitrea, ceramica e altri materiali,disposti su un supporto per formare disegni geometrici, floreali o figurati. A differenza dell'Antrchità, nel Medioevo le tessere avevano dimensione maggiore e forma irregolare, vagamente trapezoidale. Nei cantieri , solitamente si prediligevano materiali locali e, spesso, riutilizzavano frammenti antichi, in particolare marmi, porfidi e altre pietre dure. Ad esempio, nei pavimenti cosmateschi ( ad opera cioè della famiglia romana dei Cosmati, attiva tra il XII e il XIII secolo ) i dischi di porfido o marmo inseriti nelle trame geometriche provengono da colonne antiche tagliate trasversalmente. Data l'alta difficoltà e la richiesta di precise doti artistiche, il mosaico richiedeva maestranze specializzate e tempi di realizzazione più lunghi, comportando, di conseguenza, costi di realizzazione maggiori. Il suo utilizzo, oltre a sottolineare l’importanza del luogo, è quindi segno del grado economico e sociale della committenza.

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