Medioevo e...parolacce
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Nel Roman de la Rose di Jean de Meung ( seconda metà del XIII secolo ) viene descritto un celebre dibattito fra la Ragione e l' Amante, a proposito delle parolacce nell'utilizzo comune . Un dibattito abbastanza impegnativo per il povero Amante che ha a che fare con la Ragione, esponente di quel pensiero duecentesco aulico e complesso difficile da scardinare. I due disputanti si confrontano sul parlare appropriato , sull' utilizzare o meno le parole volgari e sui tabù presenti nella società.
Ma quali tabù? E soprattutto rivolti a chi?
Attraverso le ricerche degli studiosi Brusegan e Barbero possiamo rispondere a questi quesiti, riflettendo su un particolare genere letterario in voga in Francia nel Duecento. I fabliaux sono "fables" , racconti brevi da leggere ( 300- 400 versi ) in ottosillabi e rima baciata prodotte nel nord – est della Francia, specialmente in Piccardia.
La pacificazione tra il sovrano Filippo Augusto e la ricca borghesia aveva dato maggior imput a queste terre. Il sovrano, infatti, vessato dalle continue lotte con l'Inghilterra, trovò convenienza in questa unione che comportò per il patriziato borghese ascesa sociale ed economica e crescita culturale sul modello di corte. In questo periodo, nacquero concorsi poetici e si raddoppiò l'operato di mercanti e artigiani.
In un contesto così pullulante di novità, si inquadrano i nostri fabliaux . In tutto abbiamo un corpus di 140 -60 testi, per lo più anonimi , di contenuto licenzioso , volgare , irriverente e beffardo, scritti con registro più o meno alto ( ma di tema basso) , alle volte con una morale.Poprio dallo studio di questi irriverenti racconti, possiamo inquadrare quei tabù linguistici diffusi nella società medievale ma...in modo settoriale.
Si potevano dire le parolacce? E soprattutto chi poteva pronunciarle?
In generale, a differenza degli uomini , sono le donne perbene a dover curare rigorosamente il linguaggio per distinguersi da tutto quell'altro universo femminile fatto di lavoranti e domestiche, serve e inservienti che alla stregua dei maschi possono usare liberamente un frasario più basso. Come infatti afferma il professor Barbero " per una donna, dunque, evitare certe parole non è soltanto questione del rispetto dovuto al suo sesso, ma anche di affermare la propria posizione sociale". Quindi, non solo il blasone ma anche il saper stare in società era indicativo e distintivo per una considerazione rispettabile.



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