Gli insediamenti rupestri : storia , storiografia e definizione. Il fenomeno pugliese.
Il dibattito sugli insediamenti rupestri, cioè quelle forme di abitato o luoghi di culto ricavate scavando nelle grotte o nella nuda roccia , nasce verso la fine dell’Ottocento , vertendo in particolare sull’originalità del fenomeno tipico del Meridione italiano. Certo, non interessa solo il nostro Meridione ( essendo presente non solo in Calabria, Lazio, Sardegna e Puglia ma anche in Toscana ) . Oltre l’Italia, interessa altre parti del mondo come la Cappadocia, la Tunisia, la Serbia, l’Albania e l’ Etiopia con il più conosciuto esempio di chiesa cristiana costruita direttamente scolpendo e modellando un blocco di roccia esternamente ed internamente : parlo di San Giorgio a Lalibela, nominata a livello mondiale patrimonio dell’Unesco (sopra , in foto).
Dicevamo che il dibattito accademico su questo tipo di argomento interessante, circoscritto però alle evidenze storiche ed archeologiche presenti nel Meridione d’Italia , nasce verso la fine dell’Ottocento , animato dalle posizioni di diversi studiosi : D. Salazaro che lo considerava fenomeno proprio e genuino del nostro Sud e F. Lenormant che vi vedeva invece una continuità con un modus operandi tipicamente orientale. Furono le sue teorie a dar vita alla tesi panmonastica che agli inizi del Novecento appassionò storici come lo stesso E. Bertaux. Tale tesi, ha generato il falso mito dell’esodo di alcuni monaci dall’Oriente per sfuggire agli arabi e alla lotta iconoclasta intorno alla metà del XIII secolo. Questo gruppo di monaci, secondo questa falsa teoria , avrebbe vissuto da eremita nascondendosi nelle grotte causa persecuzioni, chiamandosi “ basiliani” in onore del loro fondatore Basilio che come ben sappiamo non fondó nessuna scuola. In quello stesso periodo, C. Diehl ribatté alla tesi panmonastica con uno studio approfondito sull’autonomia del fenomeno frutto di una tesi riconducibile al lavoro di una scuola Italo bizantina che purtroppo mancò di storicizzare.
Alla metà del Novecento le posizioni accademiche rimasero pressoché uguali ma con alcuni accenni di novità in seno al V Congresso di Studi bizantini, tenutosi a Roma nel 1936.
In primis fu redatto un inventario topografico e bibliografico delle cripte eremitiche pugliesi dallo studioso G. Gabrieli al quale fu aggiunto non solo il contributo della dott.ssa A. Medea ma anche quello dell’archeologo P. Orsi che fu il primo ad allargare l’indagine a tutto l’insediamento rupestre e non solo ad alcune sue caratteristiche.
La vera svolta , per lo studio del fenomeno in questione avvenne negli anni Sessanta del secolo scorso: non solo le chiese rupestri verranno ricollocate all’interno dell’insediamento di riferimento , riflettendo sulla civiltà rupestre e sui suoi fattori ambientali e storico – culturali , ma anche, grazie al Fonseca, si realizzeranno le prime cartografie e i primi importanti scavi ( intesi come rimozione di terra o svuotamento di pozzi). Tra i siti indagati tra 1979 e 1982 quello di Mottola, nel sito di Casalrotto ( Taranto, Puglia), che evidenzierà in assoluto l’importanza del fenomeno rupestre , tra gli anni 1990 e 2000 connotato di un interesse sempre più multidisciplinare.
Per quanto riguarda Casalrotto, ricordiamo che si tratta di un sito di importanza fondamentale, composto da un centinaio di rocce scavate lungo le pareti di una lama , conservando ancora antiche lucerne, nicchie e mangiatoie. Era provvisto di un monastero ( con tanto di cimitero ) dedicato a San Giacomo che sorgeva sopra l’insediamento rupestre. Le prime notizie del sito fanno riferimento ad una Charta Donationis del 1081 in cui Riccardo Senescalco, nipote di Roberto il Guiscardo , signore di Mottola e Castellaneta, donava una serie di possedimenti ( tra cui questo) a Giovanni, vescovo di Mottola. Altre donazioni del sito, seguirono nel tempo , e se nel XII secolo il secolo raggiunse il suo massimo splendore, a causa della politica fiscale di Federico II e Manfredi il villaggio si svuotò nel XIII secolo per essere definitamente abbandonato tra XIV e XV secolo.
Gli insediamenti rupestri in Puglia :
Gli insediamenti rupestri, in Puglia composti al massimo da 100 cavità, esistono sin dall’epoca neolitica. Ad esempio, l’insediamento di Petruscio ( Mottola, in provincia di Taranto) ha addirittura una fase protostorica. Non furono molto frequentati in epoca classica , al contrario del periodo compreso tra XI e XIII secolo per poi essere abbandonati solo tra il XIV e il XV secolo. Ad un insediamento rupestre possono essere ( come no) collegate delle chiese. Parlando della Puglia, in breve, ciò significa che abbiamo oltre 400 chiese rupestri che possono far capo, come no, ad un insediamento e/o viceversa.
Non so se avete mai assistito alla costruzione di un palazzo moderno: gli operai , in modo molto spicciolo, non fanno altro che costruire mettendo il classico mattone sopra l’altro, forti di un progetto e di tutte le dinamiche che il costruire moderno comporta.
Il nostro costruire , non toglie ma , per creare un abitato , aggiunge materiale al fine di erigere quel palazzo o quella villa.
L’insediamento rupestre, invece, comporta il processo contrario, l’apporto cioè dell’intervento umano al fine di togliere materiale all’interno del blocco di pietra considerato per creare uno spazio vivibile destinato ad uso religioso lavorativo o domestico. Ma andiamo con calma. Cercherò di spiegarvi nella maniera più chiara possibile questo fenomeno.
In Puglia, in generale, troviamo insediamenti rupestri o nelle lame ( ovvero solchi erosivi poco profondi , antichi ricordi di vecchi fiumi ormai seccati, di cui erano argini ed alvei , che dall’Altopiano della Murgia convogliavano l’acqua verso il mare). Qui gli insediamenti che si costruivano si estendevano in lunghezza .
Al contrario, nelle gravine ( incisioni erosive molto profonde, simili a canyon , scavate nella roccia calcarea, che arrivavano anche a 100 metri di profondità) gli insediamenti si elevavano in altezza e su più livelli. In questo caso le varie zone dell’abitato erano raggiungibili tramite scale provviste di parapetti sempre scavate nella roccia.
In entrambi i casi, ma specie in questo , nelle gravine, gli ambienti venivano creati a ventaglio in modo da catturare meglio la luce. Ad esempio, una eccezione ( poichè in una lama) in ambito religioso, sul fianco della Lama Picone (ciò che resta del vecchio torrente Japigio ), questa tipologia a ventaglio è presente nella chiesetta di Santa Candida ( Bari ) ubicata a 300 metri dalla Tangenziale. È ubicata sulla parte alta della lama ed è provvista di cinque navate. Vien persino nominata in varie Chartae Donationis sin dal 1194. Dei due suoi ingressi originari rimane solo quello a sud.
Tornando a noi, qui , la domanda sorge spontanea: ma l’abitato ( casa o chiesa) come si scavava?
Se ci si trovava di fronte al muro roccioso di una lama o di una gravina, si tracciava prima l’ingresso nella parete desiderata e poi , seguendo le linee guida stabilite precedentemente , si iniziava a traforare un tunnel in profondità , sagomandone i lati nel mentre, addentrandosi sempre di più all’interno del banco roccioso perforato, ci si allargava per creare l’ambiente desiderato. Altro caso è dato da insediamenti o fenomeni rupestri costruiti in nessuna delle due aree precedenti. Per esempio, in zone dove non vi sono né lame né gravine , si lavorava in piano e sul piano in modo tale da tracciare direttamente per terra la grandezza dell’area stabilita , passando poi a scavare in profondità un tunnel, per poi, sempre in profondità , nel blocco di terra ottenuto di fronte a sé, delimitare l’entrata del futuro ambiente, procedendo come prima descritto. Gli insediamenti di questo tipo , spesso parte visibile di insediamenti più estesi, erano connessi con i tessuti viari principali tramite sentieri anch’essi scavati nella roccia, detti carraie. È questo il caso, ad esempio di ciò che rimane dell’antico sito di Casalpiccolo ( Mottola, vicino Taranto), conosciuto sin dalla Preistoria, ubicato in zona Lama dei Pensieri , costituito un tempo da numerose grotte di cui ne rimangono circa una ventina, collegate da scale raggiungibili tramite una carraia.
Tali insediamenti erano provvisti di infrastrutture e strutture agricole o dedicate alla pastorizia, alla produzione del vino o all’allevamento delle api. Per l’approvvigionamento idrico, questi insediamenti erano provvisti di canaletti che convogliavano l’acqua in cisterne dalla forma a campana. Le cisterne erano rigorosamente intonacate ( a differenza delle fosse granaie ) per consentire all’acqua di non evaporare. Come dicevamo, in questi insediamenti, si produceva di tutto: dal ritrovamento di frantoi e palmetti, olio e vino, dalle tracce di antiche macine e fosse granaie , la lavorazione del grano, dagli apiari, la pratica dell’apicoltura, dalla presenza dello jazzo ( recinto per animali tipico della Murgia) le mangiatoie per gli animali e in posizione un po’ decentrata rispetto al resto dell’insediamento, le tintorie ove si usava una mistura di acqua e urina di cavallo per la colorazione dei tessuti.
Le chiese rupestri in Puglia:
Costituiscono da sempre la massima espressione dell’ insediamento rupestre. Una volta costruite, secondo i canoni che valevano per gli ambienti ad uso domestico o lavorativo, necessitavano di riti e benedizioni (di cui vi parlerò in seguito, andando a fondo delle ragioni rituali) da parte del vescovo e del presbitero. Questo vale per chiese come quella dei Santi Andrea e Procopio (in foto, sopra) situata a Monopoli (provincia di Bari) , la cui storia è legata all’abbandono della popolazione per motivi economici dell’importante sito di Egnazia (Fasano, vicino Brindisi). La gente di Egnazia si riversò così in altre zone come quella di Monopoli appena citata. Ed è qui che la chiesa rupestre dei Santi Andrea e Procopio, presenta proprio sulla facciata della cripta , tra lunetta e finestrella, una incisione che ne garantisce la consacrazione in un giorno ben preciso ( il 2 novembre) per ordine dell’arcivescovo Pietro e del diacono Giovanni.
In generale, le chiese rupestri erano arredate con paramenti sacri, potevano ospitare le tombe dei fondatori. Erano scavate per moduli ( navate ) che poi venivano raddoppiate o triplicate. Come per le chiese tradizionali, avevano un atrio, un vestibolo, abside , pilastri ( dalla funzione più decorativa e di distribuzione dello spazio che di supporto del soffitto, essendo gli ambienti rupestri pugliesi scavati nel tufo che, in virtù della calcarenite, ha la caratteristica di essere auto portante e reggente).
Bibliografia:
A. Medea, Gli affreschi delle cripte eremitiche pugliesi, presentazione di A.Ventura, Capone, 2014
C. D. Fonseca , a cura di, La Civiltà rupestre medioevale cit.; Id., a cura di, Il passaggio dal dominio bizantino allo stato normanno nell’Italia meridionale, Atti del Secondo Convegno internazionale di studi sulla civiltà rupestre medioevale nel Mezzogiorno d’Italia, Taranto-Mottola 31 ottobre-4 novembre 1973, Taranto, 1977; Id., a cura di, Habitat-Strutture-Territorio, Atti del Terzo Convegno internazionale di studi sulla civiltà rupestre medioevale nel Mezzogiorno d’Italia, Taranto-Grottaglie, 24-27 settembre 1975, Galatina, 1978; Id., a cura di, Le aree omogenee, 1979, cit.; Id., a cura di, Le aree omogenee della Civiltà Rupestre nell’ambito dell’impero bizantino : la Cappadocia, Atti del Quinto Convegno internazionale di studi sulla civiltà rupestre medioevale nel Mezzogiorno d’Italia, Lecce-Nardò 1216 ottobre 1979, Galatina, 1981; Id., a cura di, La Sicilia rupestre nel contesto delle civiltà mediterranee, Atti del Sesto Convegno di studi sulla civiltà rupestre medioevale nel Mezzogiorno d’Italia, Catania, Pantalica, Ispica, 7-12 settembre 1981, Galatina, 1986
F. Lenormant, Notes archéologiques sur Terre d’Otranto in Gazette Archéologique , VII, 1882-1883.
G. Andenna, H. Houben e B. Vetere, a cura di, Tra Nord e Sud. Gli allievi per Cosimo Damiano Fonseca nel sessantesimo genetliaco, Galatina, 1993
G. Gabrieli, Inventario topografico e bibliografico delle cripte eremitiche basiliane in Puglia, R. Istituto di Storia dell’Arte, V Congresso di Studi bizantini, Roma, settembre 1936
M. Mignozzi, R.Rotondo, a cura di, Puglia rupestre inedita. Archeologia, Arte, Devozione, Adda, 2016
M. C. Diehl, L’Art byzantin dans L’Italie méridionale, Parigi, Libraire de l’art, 1894
P. Orsi, Sicilia Bizantina. Architettura, Pittura, Scultura, Clio edizioni




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