Medioevo superstizioso: la genesi e il dibattito teologico

C'è un lato del Medioevo, profondamente superstizioso, irrigidito da regole e rituali che i teologi cristiani hanno perfezionato nel corso del tempo. Un Medioevo intriso di  credenze popolari che nutrivano l’immaginario dei contemporanei. Ma qual era l’origine di queste credenze? E soprattutto perché superstizioso? 


Bartolo di Fredi, Giobbe a banchetto, affresco, 1367, San Gimignano, collegiata

Cos’é la superstizione?  

Tale parola ha origine latina ( “super stare” , ovvero “esser al di sopra di”). In effetti, all'inizio, indicava proprio la condizione di chi è "sopravvissuto" a un avvenimento passato perché  protetto dal divino  , essendone testimone ( del resto, l'aggettivo superstiziosus veniva spesso usato per indicare gli indovini) . Insomma il significato di tale vocabolo si distaccava parecchio da quello odierno a maggior ragione se pensiamo che nelle sue Etymologiae (X, 244) , Isidoro di Siviglia ricorda che  Cicerone definiva i superstiziosi come  coloro che "pregano o sacrificano tutti i giorni perché i figli sopravvivano loro" . 

Se per i greci, il superstizioso era il fedele fin troppo zelante, in ambito romano questa parola assume connotazione dispregiativa  venendo contrapposta alla religio della quale  è forma viziata ed esagerata. Infatti se la religio ( dal latino relegere  ovvero "riunire" ) indica la preoccupazione di effettuare una serie di pratiche religiose  secondo regole certificate e accettate, riunendo tutti gli dei, richiamandoli, la superstizione indicava qualcosa di totalmente diverso.

 Se oggi giorno intendiamo  la superstizione in un certo modo è in virtù  degli studi  teologici cristiani. Tra i dotti, in  prima linea Lattanzio , un retore romano convertitosi al cristianesimo verso il 300 d.C, autore delle Instituziones divinae ,  in cui rifiuta totalmente il parere  di Cicerone , attribuendo  alla  "superstizione" tutto ciò che di negativo e di pagano andava combattuto, perché, come egli stesso sosteneva  , solo "la religione è il culto del vero [Dio]". La superstizione, invece, venerava il falso. Ed è a questa versione che i primi autori cristiani hanno fatto riferimento , interpretando e traducendo la Bibbia in base a questo primo schema di lettura , comportandosi di conseguenza.

 Passando alle Sacre Scritture, nella Vulgata ( la traduzione della Bibbia ad opera di San Girolamo) il vocabolo in questione non fa la sua comparsa né nell'Antico Testamento né nei Vangeli. Solo negli Atti degli Apostoli e nella  lettera di San Paolo ai Colossesi (2,23), è presente. Fu persino utilizzato dagli Ebrei nei confronti di San Paolo sulla avvenuta Resurrezione di Cristo.

 San Girolamo ebbe in ogni caso modo di confrontarsi con l’aggettivo “superstizioso” in merito alla  traduzione  del termine greco deisidàimon ( ovvero "i più religiosi tra gli uomini ")  con cui San Paolo  elogiava   gli  Ateniesi , primi ad aver accolto il culto cristiano. Il nostro Girolamo convertì quella parola greca nella locuzione latina  “quasi superstitiores” ( intendendo , forse , che gli Ateniesi, pur conoscendo il culto di  Cristo,  erano ancora pagani). 

Di sicuro, tra tutti, fu Sant'Agostino, il vero teorico delle superstizioni, colui che scacciò ogni traccia di ebraismo e di paganesimo dal sentiero cristiano , stringendo un rapporto fortissimo tra la demonologia e la superstizione , composta da tutti quei riti, quei dettami, quelle raffigurazioni, quelle rappresentazioni pagane ed ebraiche, viste come segni del male. 

E' vero, il diavolo è una invenzione cristiana, per altro tardiva : nell'Antico Testamento il serpente della Genesi è soltanto il "più scaltro tra gli animali" , essendo interpretato come strumento diabolico solo nel I secolo, prima di imporsi nell'Apocalisse e nella tradizione cristiana, Nel Libro di Giobbe V secolo a.C ) "satana" è soltanto il nome comune del mezzo  con cui Dio mette alla prova un suo servitore.Per inciso, a questo proposito, iconograficamente parlando, anche dopo la nomina universalmente conclamata di Nemico di Cristo e di Signore delle Tenebre, il Diavolo, pur sovrano dell’Inferno,  rimarrà sempre e comunque servitore di Cristo, un suo vassallo, parlando in termini feudali. Questo concetto  é ben espresso nell’opera di Bartolo di Fredi , ubicata nella Collegiata San Gimignano (in provincia di Siena, in Toscana).

Bartolo di Fredi, Il demonio chiede il permesso a Dio di tentare Giobbe, particolare.


Siamo nel 1367 e l’autore si rifà pienamente ai canoni feudali. L’opera, che potete ammirare nella sua interezza a inizio articolo, descrive un opulento banchetto nel palazzo di Giobbe ( l’omonimo personaggio del Libro dell’Antico Testamento). Egli,  assieme alla moglie , entrambi incoronati, troneggia nella sua massima prosperità , circondato da servitori, alcuni dei quali con le braccia incrociate nell’ attesa di eventuali ordini. L’imminente tentazione è annunciata dalla scena in alto a sinistra ( qui sopra meglio inquadrata nel particolare) in cui Dio , in una mandorla di luce, sorretto da angeli, concede al Demonio, cinto da un serpente, di tentare Giobbe. È interessante la gestualità : Dio, di dimensioni gerarchicamente maggiori  rispetto al Demonio, indica Giobbe . L’indice puntato é il tipico gesto del comando. Di suo, il Diavolo, con le braccia incrociate, indica Giobbe ripetendo il gesto del suo superiore:  la replica di uno stesso gesto ( che inizialmente indica un comando) simboleggia la conferma di una richiesta  che un superiore accoglie e la sua pronta esecuzione da parte del sottoposto di turno, in questo caso il Demonio in persona.

Tornando a noi, tra  il III e il I secolo a.C , la letteratura apocrifa ebraica lega Satana  alla caduta degli Angeli. In questo contesto,  Satana é  inteso per la prima volta come "nemico" ( a differenza del Libro di Samuele, che, nella Cronache del III secolo a.C , lo descrive  come  alleato di Yahweh essendo l'artefice del censimento e della punizione degli ebrei). 

A questo punto é bene sapere che vi sono due miti all'origine del Male

- la prima versione fa riferimento a quanto  descritto nella Genesi (6, 1,4) secondo cui  i "figli di Dio" ( gli angeli caduti)  unendosi con i "figli degli uomini" danno vita ai giganti tentatori ( prima origine del paganesimo). I giganti furono  imprigionati poi da Dio ,  al contempo impegnato nel punire l'umanità attraverso il Diluvio. Sempre rimanendo nella prima versione dell'origine  del male, per il  monaco Giovanni Cassiano  ( 430 - 35 circa) dopo il peccato originale, la conoscenza della natura fu trasmessa dai nostri progenitori al loro terzo figlio  Seth    e se la sua progenie  fu detta  "figlia di Dio" quella del primogenito, Caino (  l’assassino di Abele, il secondogenito), fu definita "figlia degli uomini". Quando i figli di Seth si unirono a quelli di Caino ne furono contaminati con tutte le implicazioni di sorta e gli artifizi malefici che Dio cercò di cancellare attraverso  il Diluvio. Uno sforzo vanificato  da Cam, figlio di Noè, il quale riuscì a salvare tali pericolose nozioni,  trasmettendole al suo primogenito, Cus. Costui ebbe molto peso nell'immaginario medievale. Infatti da Gregorio di Tours ( fine VI secolo d.C) a Ugo di San Vittore ( prima metà del VI sec d.C)  egli fu identificato in  Zoroastro Zaratustra, colui che in Asia inventò la magia e l'idolatria. 


- la seconda versione dell'origine del Male avrebbe avuto luogo con la Caduta degli Angeli prima della creazione dell'uomo così come viene narrata negli apocrifi del I secolo dell'era volgare, ripresa dai Padri greci e latini. Per Sant'Agostino o Gregorio Magno Satana  era il "primo degli angeli della Luce" che nel tentativo di uguagliare il Padre Divino, fu scagliato con i suoi complici nell'Abisso più profondo. Solo in seguito Dio creò gli uomini destinandogli quel Paradiso che  negato a Satana , lo portò alla tentazione di  Adamo ed Eva attraverso il serpente, condannandoli così  al peccato eterno, all'idolatria e alle superstizioni.  

Satana diventò il Signore delle Tenebre e il capo dei demoni dalla precisa gerarchia . Nonostante la dannazione a cui sono stati sottoposti , questi angeli rinnegati , secondo Sant'Agostino, nel De divinatione daemonum  ( scritto tra il 406 e il 411) ,  hanno conservato molto delle caratteristiche della loro vecchia natura: grande sapienza, velocità straordinaria e una sottigliezza non solo d’acume ma anche corporea ( a metà tra il materiale e non) che gli permette di introdursi ovunque, anche nei corpi  umani. Possono provocare malattie, rendere l'aria malsana, giocare e governare i sogni degli uomini, creando fantasmi,  per una sorta di psicologia demoniaca che è stata studiata e approfondita per tutto il Medioevo, ascoltando le parole di Agostino, colui che  nella sua De doctrina christiana ha parlato dettagliatamente  di tentazioni di uomini e di santi, di venerazione di falsi idoli, di patti con diavolo,  di artifizi maligni che non risparmiavano nessuno in terra. E dunque, da qui, la leggenda ( di origine greca) del diacono Teofilo , modello esemplare di tentazione e di conseguente patto col Demonio. Tale storia fu raccontata dalla colta monaca Rosvita nel X secolo d.C.


L’omaggio di Teofilo al diavolo, miniatura tratta dal salterio della regina Ingeborga, 1200 circa
Chantilly, Musée Condé, ms 9, f. 35v


Teofilo, caduto in disgrazia,  inginocchiato e con le mani giunte di fronte al Demonio, in perfetto atto di sottomissione feudale, con l’aiuto di un ebreo esperto in arti magiche, non esita a firmare con il proprio sangue il patto con il Diavolo, vendendo l’anima in cambio di potere. Rinnegando l’ immixtio manuum  , l’equivalente del giuramento feudale in ambito religioso, il diacono pone le mani giunte in quelle del Demonio , impegnandosi come un leale vassallo,  a giurargli fedeltà e lealtà per tutta la vita in cambio della propria anima. Ego sum homo tuus ha scritto col sangue Teofilo nel cartiglio afferrato dal Maligno , per l’appunto  “ sono il tuo uomo”, il tuo servitore. Solo con l’intervento della Vergine, che strapperà al Diavolo quel contratto, restituendogli  nel sonno l’ integrità cristiana, Teofilo sará salvo.

Ed allora é tutta questione di mettersi nelle mani giuste ( questo modo di dire deriva proprio dalla prassi feudale e religiosa di giurare fedeltà) . 

E le mani giuste sono necessariamente quelle della Chiesa. 



Bibliografia:


C.Frugoni, La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo, Giulio Einaudi editore, 2010

Schmitt, Medioevo “superstizioso”pp. 9-24, Laterza, 2005



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