Le Baburecensioni:Gli irriducibili. Inimicizie, violenza e banditismo in età moderna di Claudio Povolo





"Nemico Pubblico" è un film di Michael Mann, dedicato al celebre criminale americano John Dillinger. Nella pellicola del 2009, il fuorilegge è interpretato da Johnny Depp che ben si presta alla restituzione dell’immagine del bandito vivida nella memoria collettiva: Dillinger é l’archetipo del gangster elegante, armato di mitra Thompson,  intento in qualche rapina e per questo perennemente braccato dalle forze dell’ordine. Letteratura e cinema (specie western) hanno influenzato la cultura popolare diffondendo un quadro ormai familiare: sceriffi che inseguono criminali, fuorilegge che vivono ai margini della società, cacciatori di taglie che attraversano territori alla ricerca di ricercati.

Ma chi erano in realtà questi banditi che affollano l’immaginario collettivo?

In origine il bandito era, nel senso più letterale del termine, colui che veniva sottoposto a bando. La pena consisteva nell’allontanamento forzato dalla comunità di appartenenza: un individuo che aveva violato la legge o turbato l’equilibrio sociale veniva espulso dal territorio del comune o dello stato in cui viveva. Nel corso del Cinquecento la sua figura cambia natura: non è più soltanto un uomo esiliato, ma diventa un individuo posto al di fuori dell’ordine giuridico e sociale. Insomma un vero e proprio fuorilegge.

Gli irriducibili. Inimicizie, violenza e banditismo in età moderna” di Claudio Povolo (Il Mulino, 2026) analizza il fenomeno del banditismo tra tardo Medioevo ed età moderna. Lo studio dell’autore è chiaro e stratificato, approfondito nel contesto e nei cambiamenti storici e giuridici. L’analisi di Povolo si concentra su un’ampia area geografica che, per l’Italia, comprende buona parte della pianura padana, i confini orientali del Friuli, la Lombardia, il Polesine e i territori della Repubblica di Venezia. In questo spazio politico frammentato e spesso fragile, il fenomeno del banditismo assume dimensioni rilevanti. Gli stati territoriali si trovano a dover fronteggiare una realtà complessa: il controllo del territorio è limitato, le forze di polizia sono poche e la capacità amministrativa dei governi è spesso insufficiente. Per questa ragione le autorità ricorrono a strumenti brutali: repressione, taglie, premi e incentivi economici per chiunque fosse disposto a catturare o uccidere un bandito. Nasce così una figura che diventa centrale nel sistema repressivo: quella del cacciatore di taglie.

Non si trattava necessariamente di funzionari statali, ma di individui che si muovevano tra legalità e violenza privata, magari a loro volta criminali che ne inseguivano altri con l’obiettivo di ottenere il premio promesso dalle autorità. Non di rado questi scontri sfociavano in veri e propri regolamenti di conti, in un vortice di conflitti dove il confine tra giustizia e vendetta diventava sempre più sfumato.In questo contesto compare anche una pratica sorprendente: la possibilità di “liberare” un altro bandito attraverso l’uccisione di uno già condannato. In sostanza la morte di un ricercato poteva essere utilizzata per ottenere la grazia o la liberazione di un altro individuo legato a lui da determinati rapporti. Si tratta di un meccanismo che mostra quanto fossero complessi i rapporti tra giustizia, vendetta e opportunità politica.

Ma attenzione: senza testimoni pronti a confermare l’esecuzione del ricercato, non era possibile ottenere la ricompensa. Particolarmente impressionanti sono alcuni episodi raccontati nel libro: persone svegliate nel cuore della notte per testimoniare l’uccisione di un ricercato, testimoni necessari a certificare che la cattura o l’esecuzione fosse realmente avvenuta. Povolo ci parla della fitta documentazione  che bisognava redigere alla fine dei conti. Un carteggio particolareggiato sulla morte del bandito, sulle testimonianze di chi aveva assistito alla sua esecuzione da presentare al vaglio delle autorità , risolute a studiarne qualsiasi incongruenza e qualsiasi imperfezione.

Il quadro che emerge , ricco, vario, con episodi di ampio respiro che collegano l'Italia all'Europa, è quello di un’umanità ruvida, spigolosa, immersa in una spirale di inimicizie e violenze in un quadro regolato e in parte legalizzata dalle stesse istituzioni che ne avrebbero dovuto scoraggiare l’evoluzione.

Pagina dopo pagina, la lettura, scorrevole,  piacevolmente narrativa nella dimensione accademica e autorevole, restituisce la sensazione di scendere gradino dopo gradino in una sorta di scalinata che conduce verso il buio. È un viaggio dentro la violenza cruda e concreta, in cui uomini inseguono altri uomini in contesti in cui la sopravvivenza dipende spesso dalla capacità di colpire per primi. Povolo restituisce con grande precisione questo universo fatto di inseguimenti, imboscate, vendette e giustizia sommaria.

In questo senso “Gli irriducibili” non è soltanto un libro sul banditismo. È uno studio che illumina la psicologia e la fragilità degli stati dell’età moderna, i limiti del controllo politico sul territorio e il modo in cui la giustizia poteva trasformarsi in un sistema in cui repressione e violenza privata finivano per alimentarsi reciprocamente. Un affresco storico potente e inquietante, capace di mostrare quanto sottili potessero essere i confini tra ordine e disordine, tra legalità e brutalità.





Sinossi: 

Dove la legge bandiva gli uomini, nacquero i fuorilegge. Esclusi per sempre dalla propria comunità, i banditi divennero spesso degli irriducibili e oppositori del sistema che li aveva espulsi. Tra XVI e XVII secolo, il bando perse la sua funzione tradizionale di mediazione nelle inimicizie familiari per assumere un carattere radicale: chi lo violava poteva essere ucciso impunemente. Per affrontare la complessa situazione sociale le autorità ricorsero a taglie e premi, alimentando la violenza privata e incentivando veri e propri «imprenditori della violenza». Nell’ampia pianura posta sotto il dominio della Repubblica di Venezia e in altri stati territoriali, banditi e cacciatori di taglie si fronteggiarono in un violento clima conflittuale. Claudio Povolo mostra come repressione, cultura della vendetta e nuove concezioni dell’ordine sociale si intrecciarono in un contesto che anticipa moderni miti di fuorilegge e giustizia privata.

L'autore: 

Claudio Povolo ha insegnato Storia delle istituzioni politiche nell’Università di Venezia. Si occupa in particolare di storia della giustizia penale nell’età moderna e contemporanea. Per il Mulino ha curato il volume «Processo e difesa penale in età moderna» (2007).


Dettagli:

Autore: Claudio Povolo

Editore: Il Mulino

Collana: Saggi

Anno edizione: 2026

In commercio dal: 13 febbraio 2026

Tipo: Libro universitario



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