L’Arte al tempo dei “barbari” : le meraviglie dell’oreficeria germanica e la maestria dei Longobardi

In questi giorni , ho  ricevuto molte richieste da parte di lettori e lettrici interessati ad un approfondimento sull’arte altomedievale , in particolare sul  grande contributo che i barbari ( specialmente i Longobardi) diedero a tale produzione. Avete ragione : in effetti, pur essendo nei miei pensieri, non avevo ancora affrontato l’argomento. Vi esorto a fare un passo indietro e a tornare a quei secoli di grande cambiamento che hanno visto la fusione del mondo romano occidentale con quello germanico. Prima di andare avanti con la lettura vi consiglio di dare una occhiata alla periodizzazione medievale  ( cliccate sulla parola di diverso colore  per accedere al collegamento ipertestuale ) trattata in un brevissimo articolo scritto in precedenza. 

Fermaglio in oro, Firenze, Museo del Bargello

Per lungo tempo, specialmente in virtù delle errate concezioni degli umanisti, il Medioevo é stato considerato un  periodo buio, fatto solo di guerre, invasioni violente e di completa assenza di qualsiasi forma di cultura o di arte. Le guerre, purtroppo ci sono sempre state : non sono prerogativa solo del Medioevo. Oggi riconosciamo l’importanza non solo del Medioevo nell’evoluzione della nostra storia ma anche, nel particolare,  del contributo delle società germaniche ( in primis i Longobardi ai quali seguirono :  Federico  IICarlo Magno e i suoi figli Ludovico il Pio e Carlo il Calvo e, dopo una stasi culturale, dovuta alle invasioni di Normanni, Saraceni ed Ungari, la ripresa  inquadrabile sotto gli Ottoni , nella seconda metà del X secolo).

Per l’arte germanica,annoveriamo la  produzione di oggetti pregiatissimi frutto dell' incredibile abilità di questi popoli "barbarici" nel campo della lavorazione dei metalli e delle pelli. É l’oreficeria  ad affermarsi come tecnica guida della produzione artistica. Abbiamo diverse tecniche:  decorazioni  zoomorfe o  ad intreccio elaborate su modelli orientali , celtici o desunti  dall’arte provinciale tardo-romana. Importante è  l'influsso dell’arte bizantina , con il suo forte senso plastico e  naturalistico giunta nell'Occidente romano- germanico attraverso la circolazione di preziosi d'oreficeria, stoffe e manoscritti. 


Fibbia di cintura, proveniente da Romanel, VII sec. d.C, ferro con damaschinatura in argento, 20 com,
Losanna, Musée Cantonal d’Archéologie et d’ Istorie.


Alla lavorazione di oggetti in bronzo con incisioni a tacche e ornati zoomorfi stilizzati, si aggiungono le  spettacolari guarnizioni caratterizzanti le  cinture . Questo è  un trend diffuso in tutte le  province dell’Impero ( dalla Pannonia alla Britannia) testimoniato da reperti come  la fibbia di una cintura (sopra, in foto)  fortemente caratterizzata dallo  “stile animalistico” in auge tra IV e V secolo ( destinato successivamente a raggiungere maggiore fluidità per via dell' ornato orientale e copto).


Focus sull’oreficeria longobarda :

Sui longobardi ho già scritto un breve articolo che ne delinea la storia in modo semplice e schematico. Vi basterà cliccare  sulla parola “longobardi” colorata diversamente,  per poter accedere al collegamento ipertestuale.

Oggi voglio parlarvi dell’arte longobarda con specifica attenzione all’oreficeria , trattando di tutti quei gioielli , parti di armi o di scudi ritrovati nelle tombe (ricordate sempre: il primo indizio  che fa supporre ad un archeologo che si tratti di una tomba pagana  e non cristiana é la presenza del corredo funerario)

L'oreficeria longobarda si caratterizza in virtù della grande vivacità cromatica dei suoi prodotti, per l’utilizzo degli smalti , pietre preziose e paste vitree, decorate con semplice ornato geometrico e nastriforme che ne rende unica la  produzione.

L' oreficeria,  rimane importante espressione artistica  anche nel VII secolo con la funzione di “arte guida”.

Tra i preziosi annoveriamo per prime le  croci d’oro,  dai modelli più o meno elaborati. 

Partendo da sinistra, in alto: Crocetta aurea nastriforme (VII secolo, Verona, Museo di Castelvecchio), Crocetta con testa di Cristo al centro ( VII secolo, Cividale, Museo Archeologico), Croce di Agilulfo con castoni  ( VII secolo, Monza, Tesoro del Duomo).


Infatti, insieme alle semplici lastre dorate cruciformi , in epoca longobarda, vengono prodotte anche quelle gemmate , probabilmente realizzate su modelli votivi riportati dalla Palestina   dai pellegrini, riprendendo il motivo dell'  Imago Christi  (un piccolo busto al centro della croce come nel caso di quella di Adaldoaldo, in foto, sotto).

Croce di Adaldoaldo (inizio VII secolo)
Monza, Museo del Duomo


In generale , questa produzione  segna un importante capitolo nell'arte  longobarda , per via  della tecnica “a freddo” consistente nell' incastonare pietre preziose in trafori appositamente preparati. Tale tecnica é presente non solo nella copertura dell’Evangelario regalato da Papa Gregorio Magno a Teodolinda nel 603 ( forse realizzata da un orafo che si ispirò  alla tradizione longobarda) ma é anche presente nella fitta rete di alveoli decorati in pasta vitrea della fibula a disco di Parma ( entrambi, in foto, sotto).

Sopra: Fibula a disco ( VII secolo), Parma Museo Nazionale di Antichità
Sotto: Legatura dell’Evangelario di Teodolinda ( con gemme preziose e cammei,  inizio VII secolo), Monza, Museo del Duomo.


Abbiamo parlato in precedenza di corredi funerari. Questa produzione, rappresenta una via di mezzo tra l’oreficeria e la cultura materiale. Tanti sono i ritrovamenti non solo di preziosi  ma anche di armi nelle sepolture! Se per le impugnature delle spade si ricorreva alla tecnica dell’ ageminatura (  martellare sottili strisce in argento all’interno di solchi ricavati nel ferro), le lame , invece, erano sottoposte alla damaschinatura ( una tecnica che le rendeva più flessibili e resistenti alla torsione, aggredendole chimicamente e battendole in modo tale da ottenere una struttura a fasce intrecciate).  In  ogni caso,  gli scudi da parata  rimangono i migliori e più aulici prodotti d’oreficeria longobarda .  Gli scudi avevano la forma di  grandi dischi di legno ricoperti di cuoio,  sui quali venivano applicate piccole figure decorative scattanti e dinamiche come le lastrine a forma di cane o cavaliere dello Scudo di Stabio ( in foto, sotto).


Lastrine raffiguranti un cane e un cavaliere provenienti dallo Scudo di Stabio ( VII secolo)
Berna, Historisches Museum

Aulico esempio di oreficeria é  la magnifica corona ferrea conservata presso il Tesoro del Duomo a Monza. La leggenda narra che la sottile lamina  che la circonda internamente,  sia stata ricavata da un chiodo della croce di Cristo. Osservandola ( sotto, in foto), si rimane colpiti dalla raffinata lavorazione,  impreziosita da gemme,  fiori stilizzati realizzati a sbalzo o con smalti. Datata al periodo tardoantico, fu donata alla basilica di San Giovanni di Monza da Teodolinda. Questa preziosa corona cinse il capo non solo Berengario I (888 d.C) ma anche di  Napoleone I (1805).


Corona ferrea ( epoca tardoantica) , Tesoro del Duomo, Monza



Bibliografia: 

E. Cerchiari, P. De Vecchi, Arte nel Tempo. Il Medioevo,  Volume I , pp. 302-304, Bompiani, 2010

A.A.V.V.  , La grande storia dell’Arte. Il Medioevo., G.Marrucchi, R. Belcari (a cura di) , Edizioni il Sole 24 Ore, 2005


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