...Sed libera nos a Malo : la questione dell’anima, i timori medievali e la conversione cristiana delle grotte
![]() | |
|
“L' antro oscuro e tenebroso, fin dall'antichità , è immagine dell'utero materno , sede archetipa della fertilità cosmica, e, dunque, viene spesso consacrato come luogo di culti uranici e ctonî o dimora di riti iniziatici e misterici. In esso sembra manifestarsi , con estrema potenza , più che altrove , il conflitto tra luce e l'assenza di essa ,tra le forze del bene e quelle del male.”
Con queste parole la docente M.R. Marchionibus apre il suo interessante contributo su demoni, magia e amuleti in ambito rupestre pugliese. L’antro, a maggior ragione in ambito cristiano, ha da sempre inorridito il teologo ( Tertulliano o Firmico Materno) e spaventato il buon fedele, essendo luogo strettamente collegato al paganesimo più oscuro , dalle antiche e profonde radici. Interessanti a questo proposito sono gli studi dell’antropologa M. Gimbutas che ci proietta in un mondo lontano, avendo lei studiato e catalogato manufatti simbolici rituali dell’Antico Neolitico ( 7000 – 3500 a.C circa) inerenti al culto ancestrale della Dea Madre Creatrice il cui corpo era l’universo stesso insieme a tutte le cose che vi facevano parte. E se in questa religione la terra , con i suoi cicli, è vita, nel culto cristiano, in cui vi è un Padre Creatore, quella stessa terra è polvere. La Genesi (3,19) parla chiaro: “ con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!” . Con la Dea Creatrice ci riferiamo ad un periodo completamente diverso, il cui culto riecheggia nelle ricerche di J.J. Bachofen inerenti al diritto romano in cui erano ancora riconoscibili tracce residuali di una successione matrilineare nell’eredità. Il tempo a cui fa riferimento la Gimbutas é costellato di un forte simbolismo che unisce i primordi dell’Occidente europeo a quello dell’antico Oriente ( Anatolia, in particolare il sito di Çatal Hüyuk) , fedeli ad una divinitá femminile che manifestava se stessa in modo immanente nel mondo, sua creazione . Ed ecco che l’antro , come l’uovo, diviene culla della vita , utero della Dea. Antro che vien elevato a suo santuario , tra stalattiti e stalagmiti pilastri dell’esistenza , la cui simbologia si unisce a quella del serpente ( la sua forma rimanda all’energia seminale) e dell’acqua ( suo regno , elemento di cui è dispensatrice e in cui cresce la vita ) essendo lei una Dea dalla maschera di uccello acquatico che unisce Terra e Cielo. La Gimbutas ci fa notare che questi simboli , presenti in motivi decorativi stilizzati su sculture, sigilli, fusaioli, placche , ceramiche o oggetti rituali, appaiono per la prima volta nel Paleolitico Superiore. L’utilizzo rituale di grotte, nello specifico, risale al VII millennio e persiste fino al V e oltre. Ad esempio, nella Grotta Scaloria , a Manfredonia ( provincia di Foggia) sono stati ritrovati più di 1500 vasi , integri o in frammenti , dipinti con i motivi stilizzati non solo fitomorfi ma anche con uova e serpenti , posti alla base di stalagmiti nella parte inferiore della caverna mentre nella superiore sono stati rinvenuti 137 scheletri, molti in fosse comuni , con tracce di tagli rituali alla base dei teschi. Probabilmente sacrificare e seppellire nell’antro-utero seguiva la stessa dinamica del piantare un seme nella terra: l’attesa di una nuova vita, preludio di rigenerazione.
Nel corso della storia altri culti si sono svolti in grotta : i segreti e misteri legati a Mitra, divinitá di origine indo – iranica , raffigurato in lotta con un toro. Questo culto si diffuse a Roma (specie tra i militari). Proveniva dall’oriente da cui si diramò a partire dal I sec. a.C ed ebbe larga fortuna tra il III e il IV sec.a.C. A differenza del Cristianesimo , gli altri culti ( ebraico o orientali) tollerati da Roma , tributavano onori agli imperatori e davano il loro contributo militare all’Impero, scendendo in battaglia in loro nome. E a Roma, dove sia gli ebrei che i cristiani utilizzavano le catacombe per seppellire i loro morti e celebrare i loro riti, questi culti se zelanti nell’ubbidirle, continuavano ad essere tollerati . Se il Cristianesimo fu perseguitato é perché non si dimostrò mai incline ad esaudire il volere di Roma almeno fino a quando , come culto, non divenne familiare e ben accetto presso gli alti vertici della società romana, stanca dei vecchi dei : parliamo dell’aristocrazia cittadina, dei senatori e delle loro famiglie votanti, insomma del sostegno politico che agli Imperatori serviva. Il Cristianesimo diventava così seria questione politica ed ecco perché fu dapprima legalizzato da Costantino nel 313 d.C e poi reso religione ufficiale di Stato da Teodosio nel 380 d.C. Nacquero dunque le basi per la creazione della dottrina e del potere temporale della Chiesa che continuò ad utilizzare la grotta per culti particolari: ad esempio la devozione tutta medievale per l'arcangelo Michele, la cui diffusione si deve soprattutto ai Longobardi, anche se era parimenti venerato dai Bizantini. Al culto dell’arcangelo combattente , in Puglia, sono riconducibili moltissimi siti in grotta, , alcuni dei quali dalla funzione funeraria. Gli studi della docente G.Bertelli, ci portano a considerare , al di là del più magniloquente San Michele a Monte Sant’Angelo ( in provincia di Foggia) , casi come quello della grotta di San Michele a Minervino Murge (BAT) o di San Michele a Santeramo ( in provincia di Foggia) citato in un documento del 1136 come sancti Angeli de Lacu travato.Insomma i cristiani ammettevano la venerazione in grotta…ma come poteva essere possibile questo, se per secoli l’antro era stato di dominio pagano e dunque, per la Chiesa, luogo demoniaco ? Come riuscì la Santa Sede a combattere il Male al fine che non corrompesse le anime dei bravi cristiani, tentandole? Il problema della salvezza dell’anima e del proteggerla dai pericoli , non fu solo affare cristiano. Quando J.G. Frazer ci parla dei re taumaturghi in alcune società non cristiane, pagane o aborigene, fa riferimento a sovrani - sacerdoti dotati di poteri straordinari tra i quali la capacità di proteggere le anime. L’anima è intesa in modo vario: per i Malesi é un ometto , un piccolo uomo che vive dentro ognuno di noi , per gli Eschimesi l’anima ha la stessa forma del corpo della persona a cui appartiene ma ha consistenza eterea. L’anima può uscire dal corpo , può sfuggire o scappare via tant’è vero che molte società la intendono come un volatile capace di spiccare il volo o un topolino che, come suggerisce una credenza tedesca, può sfuggire durante il sonno. È infatti regola comune tra i popoli primitivi non svegliare chi dorme nella ferma convinzione che, in assenza della sua anima, il corpo del dormiente si ammalerebbe irrimediabilmente. Ma l’anima , dalla bocca così come dal naso, può uscire anche da svegli causando pazzia, malattie e morte. L’uscita dell’anima può essere volontaria come no. Spesso demoni malvagi, incantatori o spiriti la estraggono contro voglia dal corpo dello sventurato di turno. Nella cultura cinese ne sono la naturale conseguenza il deliquio e le convulsioni. I Romeni della Transilvania credono che murare l’ombra, e dunque l’anima, di una persona implichi il decesso della medesima entro quaranta giorni. Alle volte l’anima può essere imprigionata in un ritratto o in una fotografia, ecco perché ad esempio i Tepehuan del Messico erano assolutamente contrari a farsi ritrarre o fotografare.
L’anima in un ritratto. Non è cosa nuova nella cultura occidentale ed europea dato che ne abbiamo un celebre esempio in letteratura : il Ritratto di Dorian Gray di O.Wilde. In generale, l’anima è qualcosa di così prezioso e fragile che può essere anche intesa come ombra o riflesso della persona. Nell’isola di Wetar (Indonesia) si può fare del male ad una persona colpendone l’ombra così come , viceversa , essendo quest’ultima parte vitale dell’uomo , l’esserne sfiorati equivale all’esser toccati dalla persona alla quale appartiene.
Nella cultura cristiana, tra i grandi teologi e Padri della Chiesa, San Paolo parlò di una tripartizione dell’uomo tra corpo, anima e spirito. In realtà, il Nuovo Testamento non da una definizione univoca di anima e in generale la Chiesa cattolica, dopo secoli di dibattito e scontri, che hanno visto come protagonisti Sant’Agostino ( aveva una visione dualista , per lui l’anima era una specie di nocchiero del corpo) o San Tommaso d’Aquino ( per lui l’uomo aveva una unità inscindibile, poiché l’anima è contenuta in ogni singola fibra del corpo umano ), scartando le teorie gnostiche o della reincarnazione, arrivò ad intendere l’anima come un qualcosa di personale , immortale e dal libero arbitrio da proteggere necessariamente dal Male e dalle tentazioni.
E questa protezione poteva darla solo la Chiesa in veste dei suoi ministri. La miniatura in foto parla chiaro: il buon vescovo protegge sotto il suo piviale ( mantello) le anime grate dei fedeli. Per volere di Cristo, che compare in alto a destra, egli compie un gesto simbolico molto importante. Con il braccio leggermente alzato piegato lievemente ad angolo e la mano volta verso il basso, colpisce, allontanando da sé e dai suoi protetti, i mali del mondo ( in questo caso i due mercanti con la borsa, simbolo di avarizia e le due lussuriose sirene). E così come era capace di scacciare la tentazione, la Santa Sede e i suoi membri potevano epurare le grotte, luoghi pagani per eccellenza, dalla presenza di quei demoni che ancora vi si nascondevano nei meandri.
Alla fine secondo Gregorio di Nissa, la questione era facilmente risolvibile: del resto, Cristo stesso era nato in una grotta e la sua nascita, ne comportò necessariamente la redenzione e la rivalutazione, attraverso l’operato della Chiesa. L’antro, andava semplicemente risemantizzato in senso cristiano . Non é raro, infatti, trovare sin all’ingresso delle chiese rupestri, croci incise nella pietra , per esorcizzare il passaggio dalla luce esterna al buio interno. Tale pratica era conosciuta sin dal V secolo e veniva utilizzata per segnare colonne o pareti di antichi templi pagani nel tentativo di esorcizzarli. Giovanni Crisostomo invitava inoltre a tracciare croci sulla fronte di quei bambini che non sapevano farlo da soli per proteggerli dal male . Molto spesso si usava far indossare loro un orecchino a forma di croce come é attestato nella raffigurazione del singolare Cristo Infante nella Cripta del Crocifisso ad Ugento (Lecce) risalente al XIII secolo. In generale il segno della croce aveva forte valenza apotropaica assimilabile all’incisione delle croci sugli ingressi degli antri dato che tal segno , effettuato sulla fronte che sovrasta gli occhi (sin dall’antichità ritenuti porta dell’anima), era ritenuto in grado di proteggere il singolo dal male.
![]() |
| Giurdignano, Cripta di San Salvatore, volte |
Ritenuti strumenti utile nella battaglia contro il male erano anche tre cerchi concentrici, dall’antichità simbolo del cosmo, non solo raffigurati su oggetti di uso comune ( pettini, lampade o dadi) ma anche nelle volte delle chiese rupestri come quella di San Salvatore a Giurdignano (Lecce) o di San Nicola a Mottola (Taranto) dove la forza dei tre cerchi é potenziata al centro da una croce (nel primo caso, simboleggiante i punti cardinali o la Trinità se addizionati alla croce) o dalla raffigurazione in una nicchia sottostante dell’arcangelo Michele che uccide il drago. Palese é l’intento magico - apotropaico di esorcizzare il luogo.
![]() |
Scudi templari, particolare della volta della Cripta del Crocifisso ad Ugento. |
![]() |
| Una delle strane creature e la stella ad otto punte presenti nella cripta del Crocifisso ad Ugento (Lecce). |
Bibliografia:
C.Frugoni, La voce delle Immagini, Pillole iconografiche dal Medioevo, pp.23-25, Giulio Einaudi Editore, 2010
F.Graft , La magia nel mondo antico, pp. 94-101, Laterza,2009
G.Bertelli, Apparati scultorei in ambito rupestre. I casi in alcune chiese della Puglia medievale in Puglia rupestre inedita, a cura di M. Mignozzi, R.Rotondo, pp. 108-109, Adda, 2016
J.G.Frazer,Il Ramo d’oro.Studio sulla magia e la religione, pp. 218-235, gBollati Boringhieri, 2013
M.Gimbutas, Il linguaggio della dea, pp. 83, 153, 185, 221-223,Venezia, 2008
M.R.Marchionibus, Demoni, magia e amuleti nelle grotte pugliesi, in Puglia Rupestre inedita. Archeologia, arte, devozione, a cura di M. Mignozzi e R. Rotondo, pp. 349 -369, Adda, 2016








Commenti
Posta un commento