Brutti, sporchi e cattivi. La rappresentazione del diverso nel Medioevo in pillole

Introduzione indispensabile:

Ovviamente il titolo è una provocazione, in quanto tratto dall’omonimo  film del 1976 (firmato  dal grande Ettore Scola con un indimenticabile Nino Manfredi, spaccato impietoso delle periferie romane. Quindi, “Brutti, sporchi e cattivi” perché ? Non perché coloro che consideriamo “ diversi” da noi lo siano davvero (...diversi da chi, poi?) ma perché questo é il solito jingle che da secoli circola su coloro che si reputano “stranieri” o “diversi” rispetto agli “autoctoni” e ai “normali” per tanti motivi: idee o religione, colore della pelle, orientamento sessuale  o varie differenze di genere (l’uomo rispetto alla donna)  e così via dicendo. Dopo questa breve parentesi , immergiamoci nel Medioevo e scopriamo insieme una delle sue paure più profonde: quella del “diverso” . 

Buona lettura!
Claudia Babudri



I saraceni  travestiti da diavoli , Paris, BNF, ms. 2813, f. 119r, 1375


Vi invito a  calarvi  nella mentalità di una società chiusa , desiderosa di   mantenere viva la sua aura sacra , risoluta nel combattere gli  anticlericali ( come Arnoldo da Brescia, un predicatore che sottolineò la discrepanza tra gli ideali cristiani e l’agire dei suoi ministri) , nel stanare  gli eretici e tutti coloro che dubitavano della fede cristiana ( tra i quali sovrani come Guglielmo il Rosso , re degli Inglesi dal 1080-1100) e mettere a tacere tutti quelli  che la dileggiavano
Una società  che nutriva repulsione nei confronti del diverso , incomprensibile per lingua parlata o perché  emarginato socialmente . Costoro, nel pensiero comune erano guidati  dal Demonio o dall’eresia. Quel peccato, nella mentalità medievale, era la causa del disfacimento fisico, mentale, sociale e corporeo che li colpiva  : le carni  ,attraverso la malattia generata dal peccato, erano  rese fiacche o storpie, alterate mentalmente o declassate socialmente.
Menticanti , oziosi, ladri , vagabondi o delinquenti : questi erano gli epiteti  dispregiativi che si rivolgeva loro guardandoli , riconoscendoli dagli abiti larghi o laceri , dalla rotella imposta sugli abiti  (se ebrei, riconoscibili in molte raffigurazioni dal  tefillin, una scatoletta rituale, portata sul capo,  utilizzata per la preghiera mattutina), dalle due croci poste  sul petto e  sulla  schiena (se eretici), dal  fare e dal  parlare diverso ...con tutte le tristi  conseguenze di sorta ( gli eretici venivano murati vivi, i lebbrosi sigillati  nelle tombe, gli ebrei ghettizzati o cacciati).
La stessa cattiva concezione ricadeva  sugli stranieriportatori di usi e costumi diversi. Di costoro semplicemente si diffidava,  come testimonia un passo indirizzato ai pellegrini sul cammino di Santiago vergato in  una di guida turistica del XII secolo : mai dar confidenza ai baschi e ai navarresi!  Sono troppo simili ai cani per come mangiano o parlano e in più  hanno un animo  sleale e per cattiveria  somigliano troppo ai saraceni. Questa concezione era trasversale: non solo toccava la gente comune ma anche personaggi al seguito di sovrani provenienti da altri luoghi, come alcune persone dell’Alvernia ricordate  da Rodolfo il Glabro al seguito di Costanza d’Aquitania , in occasione del suo matrimonio con Roberto II il Pio. Per farla breve, non si fraternizzava con il diverso, lo si allontanava. La situazione peggiorò sempre più con le crociate...Semplicemente  si diffidava  dello straniero, specie se musulmano. E se  si tentava  di instaurare un dialogo  , si veniva subito  mal considerati. Persone di grande apertura mentale  per l’epoca, come Federico II  , San Francesco o Carlo Magno  furono criticate o scomunicate solo perché avevano scoperto che con l’Oriente si poteva cercare di instaurare un dialogo o commerciare! 
Ricapitolando, in breve,  per quali motivi avveniva l’emarginazione? 
 - per ragioni comportamentali (criminali,  stranieri, prostitute, erranti, suicidi , eretici);
 - per lavori ritenuti " di basso livello " ( macellaio, tintore ) oppure per attività che implicavano "lo sporcarsi le mani"...e la coscienza  ( mercenario o usuraio);
 - per livello sociale  inferiore (cavalieri decaduti di rango, mendicanti, poveri) ;
 - per religione (musulmani, ebrei); 
 - oppure per altre infinite motivazioni (perché malati o sodomiti, perché donne, bambini, vecchi o figli bastardi).
Un motivo serio di discriminazione fu certamente il colore della pelle. Il nero é il colore del Demonio e dunque il cattivo  é generalmente raffigurato con la pelle scura. Unici neri buoni  furono  San Mauro (o Maurizio) , soggetto ad un cambio di  pelle ( attorno al 1240-50) e il Re Magio nero comparso alla fine del Medioevo. Inizialmente la Triade dei Magi era di ugual colore proprio perché la Chiesa disprezzava il nero, simbolo del Maligno. Dal IX secolo furono prima distinti per nome ( Gaspare, Melchiorre e Baldassarre) e per il dono portato ( oro, mirra e incenso). Poi dal XII secolo fu l’età a differenziarli  ed infine solo nel XIII secolo, il teologo Giovanni di Hildesheim , nell’Historia trium regum, scurì la pelle di Gaspare, l’Etiope nero, riunendo tutte le leggende sui Magi. 

Dall’alto a sinistra verso destra:
Il  sacerdote Ruben ( con il  tefillin sul capo ) caccia Gioacchino dal Tempio, Giotto, affresco, 1304- 1305, Cappella degli Scrovegni, Padova; La flagellazione di Cristo alla colonna, frammento di rotolo miniato, fine del XIII secolo, Velletri, Museo diocesano; particolare della scultura  di San Maurizio, 1240-1250, Magdeburgo, Cattedrale; Adorazione dei Magi, scultura, 1485 circa, Oberösterreichische Landesmuseen, Schlossmusseum, Linz. 





Bibliografia e immagini :


A.Barbero, Carlo Magno. Un padre dell’Europa, Laterza, 2000

A.Barbero, C.Frugoni, Medioevo. Storia di voci, racconto di immagini,Laterza, 2010

C.Frugoni, Paure Medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo, il Mulino, 2021

C. Frugoni, La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo, Einaudi, 2010

J. Le Goff, Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale, Laterza, 2007




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